«Oggi esistono molte tecniche diverse – spiega Jean Daniel Rostan, chirurgo e componente dell’équipe di Chirurgia vascolare venosa di Humanitas Cellini – e le vene varicose, in qualunque stadio della malattia, si possono trattare con interventi mininvasivi, senza tagli, in anestesia locale e in regime ambulatoriale».

Come si curano le vene varicose?

«Sembra magia, tanto è epocale il cambiamento portato dalle nuove tecnologie. Vent’anni fa – quasi mi vergogno a dirlo – la tecnica in uso prevedeva l’anestesia tramite ago nella schiena, taglio all’inguine, strappo della vena con punti di sutura e cura antibiotica post-operatoria» ricorda il dottor Rostan.
«Il laser è stato una vera rivoluzione: l’Istituto nazionale per la salute e l’eccellenza nella cura (NICE, National Institute for Health and Care Excellence) nel 2013 ha inserito nelle proprie linee guida la chiusura termica della safena come indicazione primaria per la cura delle vene varicose, preferendola alla tecnica di asportazione chirurgica. In pratica significa che se le varici interessano la vena safena si deve optare per il laser, come trattamento primario offerto dal Sistema sanitario nazionale. Dove questa tecnica non è a disposizione si opterà per la terapia sclerosante, che prevede l’iniezione di un farmaco che chiude la vena; nei luoghi dove non è disponibile neanche questa tecnica, si opta per il vecchio intervento di asportazione chirurgica».

Quali sono i vantaggi delle tecniche mininvasive?

«Oltre a risolvere la malattia con dolore assai ridotto, senza utilizzo di farmaci nel post intervento e a garantire al paziente una velocissima ripresa, grazie al fatto di funzionare con il calore il laser previene contemporaneamente altre problematiche, come le allergie, e garantisce la possibilità di effettuare interventi durante la gravidanza e l’allattamento» sottolinea il dottor Rostan.
«Oggi si procede all’intervento senza particolari preparazioni, si sta in sala operatoria circa 10-15 minuti, dopodiché il paziente può tornare immediatamente alle proprie attività».

C’è un confine sottile con la chirurgia estetica?

«Un collega anglosassone sostiene che “Una malattia sintomatica o socialmente invalidante merita un trattamento”. Trattandosi di una patologia benigna, purtroppo in Italia a volte ci si sente ancora dire: “È solo una questione estetica”. Oggi non possiamo più rispondere così, anche se ad averla è una giovane donna il cui principale sintomo è il limite estetico percepito. Oltretutto se le vene varicose sono curate a partire dalla giovane età, nel caso si presentino delle recidive in futuro, saranno senz’altro meno gravi e più facilmente curabili. Viceversa, se il paziente non accusa dolore e non è interessato all’estetica, deve essere certo di rivolgersi in un centro che rispetti il suo punto di vista senza spingere verso operazioni evitabili o rimandabili».

Possono presentarsi complicanze?

«Grazie al laser che evita un accesso chirurgico alla vena, le infezioni non si verificano praticamente più. Ma rivolgersi ai centri di esperienza è importante proprio per affidarsi a chi è in grado di gestire ogni eventuale piccola complicanza: lievi flebiti (infiammazione di una vena), lividi, infiammazione dei nervi scaldati dal calore erogato dal laser eccetera».

Come saranno le tecniche del futuro?

«L’evoluzione tecnica del laser non si è più fermata: sono già allo studio e in uso comparativo tecniche ancora meno invasive, che non utilizzano neppure il calore o che non prevedono alcun tipo di anestesia locale».