Anche la marciatrice Elisa Rigaudo, bronzo alle Olimpiadi di Pechino, è intervenuta al simposio torinese della Società italiana della caviglia e del piede.

 

Piede, corsa e cervello l’hanno fatta da padroni per tre giorni al Museo nazionale dell’Automobile “Giovanni Agnelli”, dove s’è tenuto tra il 19 e il 21 maggio il 34esimo Congresso nazionale della Sicp (Società Italiana della caviglia e del piede), ospitato a Torino per la prima volta nella sua storia. Professionisti provenienti da tutta Italia si sono confrontati a ritmo serrato su tutte le esperienze e gli aggiornamenti relativi a una specialità che a Torino vanta una grande tradizione. «Oltre 400 partecipanti, 74 comunicazioni libere e sul tema, 40 relazioni», sono i numeri esposti dal dottor Luigi Milano, presidente del Congresso e responsabile della Chirurgia del piede e della caviglia di Humanitas Cellini. Che aggiunge: «Sono emersi importanti contenuti ai quali hanno contribuito in modo fondamentale anche i giovani chirurghi protagonisti dell’evento». A uno di loro, il dottor Paolo Ceccarini di Perugia, è andato il premio riservato alla migliore “Comunicazione giovane” del Congresso: “Ruolo dell’artroscopia negli esiti di fratture di caviglia. Revisione della recente letteratura & case series” è il titolo del lavoro che gli ha fatto portare a casa i mille euro messi a disposizione da Humanitas Cellini.

 

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Nella giornata di venerdì “Il piede neurologico” ha riempito l’Auditorium del Museo nazionale dell’Automobile focalizzando l’attenzione sulle problematiche del piede che derivano da patologie neurologiche e sviscerando tutto ciò è collegato a trattamento chirurgico, trattamento ortesico e riabilitativo, piede neurologico periferico e centrale. Mai prima d’ora il Congresso della Sicp aveva affrontato quest’argomento e l’occasione è risultata utile per mettere a confronto oltre quaranta tra neurologi, ortopedici, riabilitatori, fisioterapisti e altri specialisti.

 

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Il piede e la corsa” hanno invece animato la mattinata di sabato che ha concluso il 34esimo Congresso della Società Italiana della caviglia e del piede. “Dalla biomeccanica alla patologia” era il sottotitolo del tema introdotto proprio dal dottor Milano («L’uomo è l’unico mammifero in grado di correre su due piedi – ha osservato – e il merito è tutto del piede e della sua struttura altamente specializzata per favorire la corsa»). La ricerca di un punto di equilibrio tra ricerca della prestazione sportiva e prevenzione della patologia clinica ha attraversato gran parte degli interventi. I numeri del “fenomeno running” sono stati introdotti da Alessandro Rastello, presidente di Base Running e già maratoneta di livello internazionale: «Quanti sono i runner in Italia? Fonti autorevoli li fanno oscillare tra i due milioni e mezzo e i sei milioni – ha illustrato – di sicuro c’è che si tratta di un fenomeno in crescita, capace di coinvolgere uomini e donne in egual misura». Con una lieve differenza sull’età media: 43 anni per l’uomo e 39 per la donna. Mentre la fascia d’età più rappresentata (27%) è quella compresa tra i 25 e i 34 anni che precede di poco (25%) quella di chi sta tra i 35 e i 44 anni. Da non trascurare la fascia 45-55 (21%) che supera quella di chi ha meno di 25 anni (19%) e quella di chi ne ha più di 55 (8%). «Per tutti valgono alcuni accorgimenti che non devono mai essere trascurati – ha ammonito Rastello -: un programma d’allenamento, la cura della tecnica di corsa, una supervisione medica e un’attenta scelta delle calzature».

 

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Accorgimenti che non hanno certo fatto difetto a Elisa Rigaudo, medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Pechino del 2008 nei 20 chilometri di marcia, specialità che la vedrà nuovamente al via tra poco più di due mesi alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. «In vent’anni di marcia non ho mai avuto infortuni – ha detto alla platea la 36enne marciatrice cuneese -. Mi alleno da sempre con grande costanza e cura del particolare che mi hanno permesso di mantenere un’ottima condizione e di tornare a gareggiare ai massimi livelli anche dopo essere diventata mamma per due volte». Un concetto che è stato sottolineato anche dal professor Giuseppe Massazza, ortopedico della Clinica Fornaca e già Direttore dei Servizi medici ai XX Giochi olimpici invernali e ai IX Giochi paraolimpici Invernali di Torino 2006: «Ho avuto la fortuna di conoscere Pietro Mennea – ha raccontato -: sapete quanti infortuni ha avuto nel corso della sua carriera? Nessuno. Prevenire gli infortuni è fondamentale e i giovani allenatori devono tenerlo ben presente quando preparano i loro atleti».

Piede, corsa e cervello protagonisti del congresso SICP

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