Il dottor Maurizio Catalani, responsabile di Otorinolaringoiatria II di Humanitas Cellini, affronta alcuni aspetti legati all’ipoacusia.

È possibile prevenire la sordità?

«Una prevenzione contro la sordità ad oggi non c’è e, con l’allungarsi della vita, la perdita progressiva di funzionalità del nervo acustico è fisiologica, si parla di presbiacusia», spiega il dottor Catalani, otorinolaringoiatra di Humanitas Cellini. «Sicuramente è bene evitare l’esposizione a rumori molto intensi e prolungati, e mi riferisco sia a certe attività lavorative sia alla musica ad alto volume. Trovarsi in discoteca per molte ore magari tre volte a settimana o suonare in un complesso che fa prove continuative è rischioso».

Inoltre, come per qualsiasi parte del corpo, è sempre corretto prendersi cura della salute dell’orecchio, curare le patologie come le otiti ricorrenti e rivolgersi allo specialista non appena si avvertono problemi di udito.

Quali sono i segnali d’allarme a cui bisogna prestare maggiore attenzione?

C’è una patologia misconosciuta che si chiama blocco cocleare o ipoacusia improvvisa, conosciuta più comunemente con il nome di “infarto dell’orecchio”: si tratta di una sordità che insorge improvvisamente, monolaterale, di entità talvolta anche grave e spesso associata ad acufeni. In questo caso è indispensabile agire tempestivamente e rivolgersi all’otorinolaringoiatra, eventualmente in Pronto soccorso, con questi sintomi anche il medico di base o il farmacista dovrebbero rimandare allo specialista. «Si tratta infatti di una delle poche vere urgenze in otorinolaringoiatria», evidenzia il dottor Catalani, «dopo alcuni giorni dall’insorgenza dei sintomi l’udito può essere addirittura irrecuperabile».

Mettere l’apparecchio acustico è un percorso: come mai?

La diagnosi di ipoacusia (udito ridotto) riguarda soprattutto i pazienti anziani, ma non solo. Nei bambini e nei ragazzi il disturbo è spesso correggibile con la terapia medica o con la chirurgia, sempre valutando accuratamente ogni caso. Quando, però, per la patologia di un determinato paziente, i rimedi medici o chirurgici sono da escludere e il disturbo è stabile, lo specialista può valutare e prescrivere una protesi acustica.

«Questo passaggio con il paziente va gestito con cura. Buona parte degli insuccessi nel trattamento protesico è dovuta al fatto che i pazienti non sono stati ben informati dall’otorino su come affrontare la protesi», evidenzia il dottor Catalani. «È necessario spiegare che sentire con l’apparecchio è un modo diverso di sentire, esattamente come vedere con gli occhiali è un modo diverso di vedere: i bordi della montatura restringono il campo visivo, si porta un peso sul naso, si devono pulire le lenti. Ma si torna a vedere. Nello stesso modo, la protesi acustica comporta sentire suoni “metallici”. All’inizio serve un vero e proprio allenamento, la protesi va indossata finché la si riesce a sopportare, giorno dopo giorno questo tempo si allunga, fino ad arrivare a indossarla senza fastidi, togliendola per andare a letto e per fare la doccia, proprio come gli occhiali».

Infine, una nota importante: non ci si può recare in un negozio di apparecchi acustici senza la prescrizione di un otorino, che abbia diagnosticato la specifica patologia di quello specifico paziente e nel caso, seguendo la corretta indicazione, lo abbia indirizzato verso la protesi.