Chirurgia conservativa dell'anca

Che cos'è la chirurgia conservativa dell'anca?

Da alcuni anni si assiste in Ortopedia alla diffusione e crescita della “chirurgia conservativa dell’anca” (CCA). Queste nuove tecniche chirurgiche permettono il salvataggio dell’articolazione in diverse affezioni ,a patto che si riesca a intervenire precocemente e con le corrette indicazioni. Lo scopo è il ripristino di una normale morfologia dei capi articolari rispettando la vascolarizzazione della testa femorale.


La CCA si contrappone alla chirurgia sostitutiva–protesica che, pur avendo ottimi risultati, nel paziente giovane potrebbe richiedere con il passare degli anni almeno una sostituzione delle componenti impiantate.


Con la CCA si possono trattare soprattutto le displasie d’anca, l’epifisiolisi e il conflitto femoro-acetabolare. Quest’ultimo è tipico dei giovani adulti, spesso sportivi (a volte è confuso con la cosiddetta "pubalgia") ed è una delle principali cause dell'artrosi dell'anca (coxartrosi). Il suo trattamento può essere affrontato con l’artroscopia, con la tecnica mini-open o a cielo aperto (lussazione chirurgica dell’anca) e mira alla prevenzione o al rallentamento del processo artrosico, così da evitare o rinviare il più possibile l’impianto di una protesi.


Tutti gli interventi di CCA presuppongono una perfetta conoscenza dell’anatomia e delle tecniche chirurgiche specifiche e pertanto dovrebbero essere eseguiti solo da chirurghi ortopedici superspecialisti dell’anca con alle spalle un training specifico.