Tachicardie sopraventricolari

Che cosa sono le tachicardie sopraventricolari?

Le tachicardie sopraventricolari sono aritmie che nascono dalle camere superiori del cuore (atri) o dal punto di collegamento elettrico tra camere superiori e inferiori (giunzione atrio-ventricolare), caratterizzate da un'elevata frequenza cardiaca (maggiore di 100 battiti al minuto). Molto spesso queste aritmie si manifestano in forma “parossistica” (cioé con inizio e fine improvvise separate da un lungo periodo di stabilità); più raramente hanno carattere iterativo (vanno e vengono continuamente) o incessante (sono quasi sempre presenti e ricompaiono immediatamente dopo una transitoria interruzione).

 

Sono comprese in questo gruppo le seguenti aritmie:

  1. Tachicardia atriale
  2. Tachicardia da rientro nodale
  3. Tachicardia da rientro atrio-ventricolare (della sindrome di Wolff-Parkinson-White)

La tachicardia atriale si manifesta in soggetti di tutte le età mentre le tachicardie da rientro nodale e quelle della sindrome di Wolff-Parkinson-White spesso compaiono già in età pediatrica o giovanile. Tra tutte, la forma più comune è la tachicardia da rientro nodale che si osserva soprattutto nelle donne.

 

Quali sono i sintomi delle tachicardie sopraventricolari?

La contrazione rapida (tachicardia), a volte irregolare, del cuore può determinare un inadeguato flusso di sangue nel corpo e quindi produrre dei sintomi avvertiti dal paziente.
I principali sono:

  • palpitazioni (sensazione di battito accelerato ed irregolare)
  • debolezza o incapacità di eseguire la normale attività fisica
  • affanno
  • sensazione di “testa vuota”
  • sensazione di mancamento
  • svenimento

In rari casi, i disturbi possono essere molto lievi o addirittura assenti e l’aritmia viene scoperta occasionalmente durante una visita medica eseguita per altri motivi. In presenza di sintomi o segni suggestivi della presenza di una tachicardia sopraventricolare è opportuno che il medico di famiglia invii il paziente a consulto presso un elettrofisiologo (un cardiologo che si occupa delle aritmie cardiache); nei casi di maggiore gravità è invece necessario un rapido accesso al Pronto Soccorso.

 

Quali sono le cause delle tachicardie sopraventricolari?

La maggior parte delle tachicardie sopraventricolari non è legata alla presenza di una malattia cardiaca. Fanno eccezione le tachicardie atriali che più spesso si manifestano in pazienti con una cardiopatia acquisita (ipertensione arteriosa, pregresso infarto, insufficienza cardiaca, malattia valvolare, ecc) o congenita.

Qual è il meccanismo alla base della tachicardie sopraventricolari?

Nella maggior parte dei casi la tachicardia sopraventricolare è legata alla presenza di un “corto-circuito” elettrico del cuore (circuito di rientro) che, in presenza di condizioni favorenti (per esempio l’attività fisica, la digestione, ecc) si attiva dando origine alla tachicardia. Più raramente, l’aritmia é invece dovuta all'attivazione molto rapida di un gruppo di cellule (focus) localizzate un un’area differente da quella da dove normalmente si genera l’attività elettrica del cuore (nodo del seno).

  • Tachicardia atriale: può essere generata da presenza di un focus o di un circuito di rientro localizzato in una delle camere superiori del cuore (atrio destro o sinistro).
  • Tachicardia da rientro nodale: è legata alla presenza di un circuito di rientro localizzato in prossimità della giunzione atrio-ventricolare. Nei soggetti predisposti, le particolari caratteristiche elettriche dei tessuti che compongono la giunzione atrio-ventricolare fanno si che questa sia composta di una o più “vie di conduzione” tra loro collegate. Il corto-circuito può essere attivato in differenti direzioni dando origine a diverse tachicardie (tachicardia da rientro nodale tipica o atipica).
  • Tachicardia da rientro atrio-ventricolare: è legata alla presenza di un circuito di rientro costituito da un fascio muscolare che costituisce una via di conduzione atrio-ventricolare accessoria (via anomala) e il normale sistema di conduzione atrio-ventricolare del cuore. Il corto-circuito può essere attivato in due direzioni dando origine alla tachicardia da rientro atrio-ventricolare ortodromico o antidromico.


Le tachicardie sopraventricolari sono in genere responsabili solo di un peggioramento della qualità della vita dovuto ai sintomi, all’assunzione dei farmaci o agli accessi in Pronto Soccorso per l’arresto dell’aritmia. Nei pazienti con una grave cardiopatia o in rari soggetti predisposti, un'elevata frequenza cardiaca e una lunga durata dell’aritmia (forme iterative/incessanti) possono portare a una riduzione della funzione di pompa del cuore (tachicardiomiopatia).
Nei pazienti con sindrome di Wolff-Parkinson-White, le particolari caratteristiche della via accessoria possono permettere il raggiungimento di frequenze cardiache molto elevate, soprattutto in caso di aritmie quali la fibrillazione o il flutter atriale. In queste circostante è possibile che il paziente perda coscienza (svenimento) e/o che l’aritmia si trasformi in una fibrillazione ventricolare con arresto cardiaco e morte improvvisa in assenza di una rianimazione efficace (defibrillazione). Quest’ultimo evento è rarissimo (meno di 2 individui ogni 1000 affetti dalla sindrome di Wolff-Parkinson-White). Per queste ragioni, i pazienti, anche se asintomatici, con una via accessoria atrio-ventricolare diagnosticata all’elettrocardiogramma non dovrebbero svolgere attività sportiva agonistica e dovrebbero consultare un elettrofisiologo (un cardiologo che si occupa delle aritmie cardiache) per l’esecuzione di ulteriori indagini diagnostiche finalizzate alla stratificazione del rischio aritmico (studio elettrofisiologico).