Spesso viene comunemente chiamata “sciatica” ma il nome più corretto in medicina è sciatalgia il cui sintomo tipico è un dolore che si irradia dalla gamba fino al piede. Si parla invece di lombosciatalgia quando coinvolge anche parte della schiena. Quali sono le cause e i trattamenti? A fare chiarezza su sintomi, fattori di rischio, cause e trattamenti di cura è stato il dottor Carlo Alberto Benech, Responsabile dell’Unità di Chirurgia Robotica Vertebrale di Humanitas Cellini, ospite della trasmissione Elisir, in onda su Rai 3.

Quali sono i sintomi tipici della sciatalgia?

Il sintomo principale della sciatalgia è un dolore invadente, limitante e insopportabile alla schiena e alla gamba. Spesso è accompagnato da formicolio oppure un disturbo della sensibilità, fino ad arrivare ai casi più gravi dove si ha difficoltà a muovere il piede o la gamba stessa.

Quali sono le cause della sciatalgia?

L’ernia del disco è la prima causa di sciatalgia ed anche la più frequente di lombosciatalgia. Poi, c’è anche la spondilolistesi che è uno scivolamento di una vertebra sull’altra che va a “pizzicare” le radici nervose. E la sindrome del piriforme: il muscolo piriforme – situato nella parte posteriore del bacino – durante l’attività di camminata o della corsa viene attivato e diventa ipertrofico schiacciando così il nervo sciatico e generando dolore.

Quali sono i fattori di rischio?

I principali fattori di rischio che predispongono alla sciatalgia sono l’età, il sovrappeso, la mancanza o l’eccessiva attività sportiva, il fumo. È dunque importante fare attività fisica, controllare il peso, mantenersi in forma, sviluppare soprattutto quei muscoli che aiutano la colonna a essere sorretta: gli addominali, i muscoli lombari, dorsali, il cosiddetto core.

Quali sono le terapie per la sciatalgia?

Il primo passo quando si avverte dolore è rivolgersi al proprio Medico di medicina generale che consiglierà gli esami più indicati, come la Risonanza Magnetica e TC. Questi consentono allo specialista di individuare la presenza di ernie e, se presenti, prescriverà terapia farmacologica, riposo e fisioterapia.

Per quanto tempo si possono assumere gli antidolorifici?

Le terapie farmacologiche vanno assunte per un periodo limitato, se entro tre mesi dall’esordio del dolore non ci si sente meglio vuol dire che è necessario approfondire con uno specialista.

La radiofrequenza pulsata è un trattamento utile?

La radiofrequenza pulsata è un approccio conservativo, mininvasivo che serve a modulare la trasmissione del dolore. Può essere una buona soluzione, per esempio, quando non è presente un’ernia così grave da essere trattata oppure se non ci si può sottoporre ad intervento chirurgico. Il problema è che il dolore può ritornare, magari dopo mesi o anche un anno.

In quali casi è necessaria la chirurgia?

Se non si guarisce – ossia non si ha più male – entro 3-4 mesi dall’inizio dei trattamenti conservativi o se si hanno dei deficit motori l’intervento chirurgo mininvasivo, su indicazione naturalmente dello specialista, può essere risolutivo.