L’équipe di Ortopedia II diretta dal dottor Roberto Ravera ha eseguito l’intervento su un paziente di 66 anni con spalla dolorosa e forte limitazione dovute agli esiti di una frattura non trattata chirurgicamente: «È l’esempio di come la chirurgia ortopedica possa andare incontro anche alle esigenze più specifiche del paziente».

 

Una spalla operata e “riparata” con il supporto della tecnologia 3D. È quanto ha fatto l’équipe di Ortopedia II di Humanitas Cellini diretta dal dottor Roberto Ravera e completata dal dottor Umberto Mariotti e dal dottor Stefano Marenco su un paziente di 66 anni alle prese con una spalla dolorosa che, a causa di una precedente frattura non trattata chirurgicamente, lo limitava nella vita di tutti i giorni impedendogli peraltro di nuotare, attività da lui svolta con cadenza quotidiana e sulle lunghe distanze.

«Si è trattato di un intervento molto particolare – spiega il dottor Ravera -, mai realizzato prima in Italia e frutto di un lungo lavoro di programmazione che ha garantito l’assoluta precisione dell’operazione chirurgica». Merito anche delle tre mascherine stampate in 3D che hanno accompagnato il lavoro dei tre ortopedici nel corso dell’intervento, durato nel suo complesso meno di un’ora e mezza: «Due delle tre mascherine ci hanno guidato nell’esecuzione precisa della osteotomia, l’altra ci ha permesso di individuare l’angolo corretto per l’inserimento della placca in materiale bio-compatibile necessaria alla correzione articolare», sottolinea ancora il dottor Ravera. Che aggiunge: «La pianificazione pre operatoria e la chirurgia computer assistita ci consentono di lavorare contemporaneamente sui tre piani dello spazio ottenendo una precisione assoluta e un rispetto maggiore di tutte le strutture vascolari e i muscoli del paziente».

La fase di programmazione è stata particolarmente articolata e ha anche registrato la stampa in 3D dell’osso deforme del paziente: «Su di esso, in un apposito laboratorio, sono avvenute le simulazioni di intervento che hanno portato alla definizione delle mascherine poi utilizzate in sala operatoria – continua il dottor Ravera -. Tutto è andato secondo le nostre intenzioni e ribadisco che è stato possibile in virtù della assoluta “customizzazione” di ogni passaggio, dalla fase di programmazione a quella di esecuzione. Si è trattato di un percorso virtuoso, realizzato per la prima volta in Italia grazie al fondamentale apporto di una ditta specializzata nelle stampe tridimensionali in ambito medico».

«Il paziente è tornato a nuotare con l’intensità e la forza di prima – conclude il dottor Ravera -. L’intervento eseguito su di lui è davvero l’esempio di come la chirurgia ortopedica possa diventare “custom made” e andare incontro alle esigenze specifiche di chi patisce un problema particolare. Siamo molto contenti di aver eseguito un intervento tanto innovativo che pone ancora una volta Humanitas Cellini all’avanguardia per quanto riguarda il percorso di diagnosi e cura delle patologie di natura ortopedica».

«Da circa un anno, la nostra équipe adotta peraltro di regola la pianificazione computer assistita per tutti gli interventi di protesi di spalla – aggiunge il dottor Marenco -. Di norma, la fase di programmazione iniziale consiste nell’esecuzione di una TC a scansione sottile del paziente e di un progetto protesico che il chirurgo inserisce, assieme alla TC, nel computer destinato a svolgere la funzione di navigatore elettromagnetico». Nel caso illustrato dal dottor Ravera, la TC è risultata utile alla confezione delle mascherine 3D che hanno reso possibile l’intervento.